Valsugana

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | sabato 13 maggio 2006 18:34

Adoro farmi aspettare.

Darth Vader, come la chiamiamo comunemente io e mio fratello,
mi ha fatto trovare la Punto Grigia col pieno di gasolio.


Darth Vader per i meno esperti della vita di EnricodiTvDiari è mia madre

Ho selezionato la sera prima i nastri musicali da far girare nella tratta Oderzo – Trento:
- i Gene con Olympian (capolavoro)
- i Talking Heads con una raccolta di qualche tempo fa (ascoltatori degli Arctic Monkeys dei We are the Scientist vergognatevi)
- i Pixies con Surfer Rosa

Mi dedico a una colazione iperproteica in Zona: 4 fette di bresaola, due kiwi che si faranno prepotentemente sentire attorno alle 17 del pomeriggio, 200ml di caffelatte senza zucchero.
Sono 3 anni che faccio colazione così e per tre anni Darth Vader, introdotta dalla marcia imperiale,
sgrana gli occhi e mi chiede come si fa a conciliare la bresaola con il latte.

Mi irrito. Cibarsi è una pura questione chimica.
Bresaola e latte sono perfettamente compatibili.
‘Fanculo tu e la tua nutrizione ad alto tasso glicemico.
‘Fanculo tu e la tua vita tesa al riconoscimento sociale nel tuo gruppo di appartenenza grazie ai manicaretti che cucini.
Basta un “Mhhh che bon” e avrai Darth Vader ai tuoi piedi.
Cucino, ergo sum.

Parto.

La strada per Bassano è invivibile.
Trattori, camion, gente che ti sorpassa e urla.
Uno addirittura si sporge dal finestrino e mi urla: “viva i al….”
Non colgo.
C’è qualcosa che non va.
La mia macchina non è targata VE.
E alla guida non sono così scarso.

Mi sorpassa un altro tizio. Urlando cose indicibili.
Sembra vestito da carnevale.
Tipo uno di quegli stronzi che per carnevale si vestono da militari.
C’è qualcosa che non va.

In uno spazio all’altezza di San Zenone c’è un uomo, anche lui travestito da militare che vomita.
Non segue la Zona, questo è sicuro.
Per un attimo penso di essere finito in un episodio di Ai Confini della Realtà.

Coda. Enorme, lunghissima.
Compare uno striscione appeso tra due platani nei lati opposti della strada.
“W GLI ALPINI”.
Gli alpini porca merda.
Ad Asiago c’è il raduno nazionale degli alpini.
Ok, lo dico, a costo di giocarmi molti voti in vista delle finali.
Ci sono poche cose al mondo che mi stanno sul cazzo come il Raduno Nazionale degli Alpini.
Divertimento organizzato.
Sbronza concordata.
Cameratismo gratuito.
Decadenza.

Arrivo a Trento piuttosto irritato.
Soprattutto perchè il gilet trendyssimo che indossavo
era decisamente sudato. Io odio l’aria condizionata.

Due ore filate. Titolo della lezione: La cultura digitale e l’azienda.
Plz, non ridete.
C’è qualcuno che ci crede. Io no.
Ma fingo da dio.
Ho tutti gli elementi giusti.
Un power point elegante.
Un ibook 12″.
Un aspetto da “prof amicone”
Proprietà di linguaggio.
Svariate teorie e citazioni a supporto.

Ogni tanto incrocio gli occhi. A maggio gli studenti universitari hanno tutti lo stesso lo sguardo.
Lo sguardo di
Lincoln Burrows in Prison Break: “Devo scappare. Al più presto.”
Cerco empatia lanciando una pausa sigaretta di 5 minuti tra la prima e la seconda ora.
Nella speranza che nicotina o caffeina facciano il loro effetto.
L’unico a cui fanno effetto sono io. Cicca e caffé hanno dichiarato guerra ai Kiwi.
I Kiwi non sono rimasti a guardare.

Post-it: i cessi dell’università di Trento sono eccezionali.

Riprendo la macchina.
Il numero degli alpini per strada è aumentato.
Mi fermo in un bar. Il gestore sta trascinando nel parcheggio un cappello da alpino enorme.
Di marmo.
A Prassitele gli fa una sega.

Torno a casa.
Stacco gli indumenti dal sedile della macchina.

Passo l’intera serata a godere di questo articolo prontamente inviatomi dal mio migliore amico via mail.

Ha accompagnato questo diario di bordo: Rossetto e Cioccolato di Ornella Vanoni

In esterna

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | giovedì 11 maggio 2006 08:16

Ssssshhh.
Questo post lo bisbiglio.
Voi drizzate le orecchie.

Sto per partire ora. Ho corrotto mia madre a prestarmi la macchina.
Sto sistemando le ultime slide. Sarò a Trento in due e ore mezza.

E’ la mia prima “esterna” post TvDiari.
Maria De Filippi (che da ora in poi sarà solo “Maria”) la chiamerebbe così.
L’esterna è la lezione che si fa fuori dalle proprie mura universitarie,
invitati, pagati e spesati da un docente “amico”.

Altissimo tasso d’ansia.
Paura di essere riconosciuto.
Paura di perdita di credibilità.
Paure assurde ma paure.

Stasera il report.

P.s. se dovesse passare di qui Morbin, avvisatelo che mi riciclo alla stragrande la sua intervista al tizio della Samsung :)
Gestisce la mia ansia l’ultimo album degli Assalti Frontali

Fischia il vento, urla la bufera

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | giovedì 4 maggio 2006 14:50

L’altro giorno pensavo ai giovani precari francesi.

Gli girano i coglioni per una legge.
Scendono in piazza.
Fanno ritirare la legge.

E tutti a dire “ma tu guarda che giovani coi controcazzi i giovani francesi mica come noi italiani”.

Poveri scemi. Avete la memoria corta.
Cortissima.
E sapete perchè? Perchè non avete mai fatto i conti con un connubio letale: la mia adolescenza trevigiana e la mia memoria impressionante.

E’ l’estate 1992. Io ho 17 anni. Frequento quello che ho definito un agente scolastico criminogeno: il liceo classico.
Siamo in pieno boom edonistico.
Cominciano a girare parecchi soldi.
Cominciano a girare puttane, nani e ballerine.
Esplode il clubbing jesolano.
Tutto ruota attorno alla figura mistica del dj e del club.
Io quell’estate ero ospite (scroccavo, per dirla tutta) a casa di un amico che aveva la sventura di abitare accanto al Movida.
La più trasgressiva discoteca della riviera jesolana.
Era anche il periodo del boom degli acidi.
L’ho scoperto a mie spese. Un tizio uscito dal Movida ha scatarrato sul sellino della mia bicicletta, corrodendolo.
Addirittura per i dj venivano coniati nomi di ispirazione tardo-cristiana. Al Movida c’era la TRIADE: leo mas, fabrice e gemolotto.

“Hey dove vai stasera?”
“Vado giù al Movida, c’è la TRIADE”

Era l’epoca in cui sottovalutavo l’importanza strategica delle armi da fuoco.
Predicavo stupidamente convivenza e pacifismo.

Sta di fatto che nell’estate del ’92, Treviso scopre di avere una piazza e non una passerella.
I ragazzi trevigiani scoprono l’impegno sociale.
I ragazzi trevigiani scoprono che se un bene sociale gli viene tolto, beh anche loro, sì anche loro, sono in grado di riprenderselo.
L’estate del ’92 è la famosa estate della MARCIA DELLE DISCOTECHE.

Per la prima volta nella storia della città dalla seconda guerra mondiale,
centinaia e centinaia di giovani occupano il centro cittadino, sfilando spontaneamente,
e scandendo slogan di protesta come: “cubo libero”, “free drink card”,
“sale sale e non fa male”.
Una legge, se non sbaglio regionale, aveva imposto la chiusura delle discoteche alle due di notte.
Una follia fascista che il giovane trevigiano non avrebbe mai e poi mai accettato.
E sfilò. E la legge venne ritirata.

Gli girano i coglioni per una legge.
Scendono in piazza.
Fanno ritirare la legge.

Nel nome del compagno Coccoluto.

Questo post va ascoltato con un sottofondo impegnato: qualcosa tipo Gam Gam di Gabry Ponte

Gemelli, ascendente Scorpione

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 3 maggio 2006 12:00

“Che fai stasera?”
“Boh mi aggrego”

Mai chiedermi cosa faccio. Io sono una roulotte sociale. Non una motrice.

Esco.
Stasera tira aria di rivoluzione.
Stasera si cambia.
La fronda giacobina non vuole sentire scuse: si cambia.
Il Coke, Robespierre della serata, propone il taglio della testa del Re Nodo.
Il Re è Nodo.
La ghigliottina è inesorabile.
Si va in Villa Foscarini – Cornaro.

Pausa. Si apprende la notizia in rispettoso silenzio. Elaborazione del lutto e maturazione, emozione dell’attesa per il NUOVO che avanza.
Pausa.

Villa Foscarini – Cornaro è una villa veneta.
Con tre situazioni.
- area lounge (la parola Lounge meriterebbe un post a sé. Nel Nord-Est tutto è “lounge”, tutte le situazioni sono “lounge”, spesso anche mia madre si ritrova a essere Lounge)
- area cantina (dove i trentenni, sommelier d’accatto, si ritrovano a girare calici e ad annusare il vino, sporcandosi la punta del naso)
- area ex-stalla (musica alterna-light, per i Seth Cohen locali)

Si balla. Deca-dance.
Io sono nell’area cantina. Alla festa di compleanno di uno stilista locale, non invitato. Non riesco a sostenere una conversazione perchè sto implodendo troppi rutti dopo due bicchieri di Muller Thurgau.
Devo andarmene, da solo.
A superare le colonne d’Ercole si rischia l’inferno. Da soli poi, te lo vai proprio a cercare.
Ubris. Tracotanza. Incoscienza.
Appoggio il gomito al banco della ex-stalla. In sottofondo un pezzo di due anni fa di Tiga.
Il barista mi saluta con un cenno del capo. Rispondo oscillando e ordino un “Americano”.

Una mano femminile mi bussa la spalla.
Mi giro.
“Scusa posso chiederti una cosa?”
Pausa.
Le mie velleità da project manager inquadrano immediatamente il problema.
4 step:
1) lettura dei tratti somatici
2) confronto con il database interno
3) sovrapposizione dei volti
4) analisi dei risultati finali
Niente da fare. Non la conosco. Però la sua immagine, forse mediatica, è stampata in qualche anfratto della memoria.
Boom, è arrivato l’insight.
Boom, risolto il problema.
Il mio lato oscuro anni ’80 è deflagrato in tutta la sua potenza. La tipa è la sosia di Mamma Ebe. Mamma Ebe cazzo!!!!
Identica.
Sono inquieto.

“Certo dimmi pure”
“Tu sei quello di Mtv? Quello dei diari?”
“Sì in teoria sì solo che era AllMusic”
“Ah già scusami, li confondo sempre. Complimenti, ti guardavo sempre!”
“Eh grazie, spero di averti tenuto discreta compagnia” (frase che uso di default)

Pausa. Passa qualche secondo e leggo che vorrebbe aggiungere qualcosa ma non sa come dirlo.
Prende la rincorsa eeeeeeee op op

“Io so perchè ti hanno eliminato”
“Ah sì?”
“Gli oroscopi non si toccano”
Nota per i lettori: ho fatto un diario fanculando Paolo Fox e tutti quegli oroscopi che ti lasciano una forte incertezza di fondo. Una sorta di presa per il culo della “linguistica degli oroscopi”. Niente di che, una puttanata delle mie.

“Come non si toccano?”
“Io quando ho sentito che volevi parlare di oroscopi ho pensato subito che per te era finita”
“Perché?”
“Perchè nessuno deve parlare male degli oroscopi senza conoscerli. Soprattutto un gemelli come te. La gente ci crede davvero agli oroscopi ed è una materia difficile che va trattata con cautela”
“Beh ma non era mia intenzione…”
“No no, te lo dice una che è astrologa e cartomante. Non si scherza con gli oroscopi e infatti ti hanno eliminato subito”
“Beh ma…”
“Guarda tu sei un grande ma gli oroscopi potevi risparmiarteli”
“Ma…”
“Comunque sei un grande. Buona serata”

Scolo l’americano. Ho lo sguardo rincoglionito di un angioletto di Thun.
Torno dagli amici.

C’è aria di restaurazione. Si va via e si chiude la serata al Nodo.

Ha accompagnato questo post Zodiac di Roberta Kelly

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